The Undomestic House

The Undomestic House 
Architettura e Abitare

Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini - Ascoli Piceno
12 gennaio – 9 marzo 2019
 
a cura di
Gabriele Mastrigli
 
opere
Archizoom, Ugo La Pietra, Ettore Sottsass Jr., Superstudio
 

fotografie
Stefano Graziani
 
progetti
Università di Camerino. Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria” – Ascoli Piceno

Inaugurazione 12 gennaio 2019, ore 18:00
 
Nel 1971 la rivista milanese “IN – Argomenti e immagini di design”, una delle più attive nel panorama della cosiddetta architettura radicale, invita un numero selezionato di architetti e artisti a confrontarsi con il tema della "distruzione dell'oggetto". L'idea era di mettere in discussione il ruolo della produzione in una società in cui il rapporto positivo tra soggetto-produttore e oggetto-prodotto era definitivamente collassato. Secondo i curatori del numero, i gruppi fiorentini Archizoom e Superstudio, gli oggetti non sono più destinati a portare avanti significati specifici. Distruggerli significa sfidare le tradizionali strutture formali dell'ambiente costruito, svuotando la nozione stessa di progetto da qualsiasi relazione prestabilita tra forme e funzioni, tanto sul piano materiale che simbolico.
 
Ne è un esempio l’intervento di Raimund Abraham Hinge-Chair (Sedia-cerniera), un progetto concettuale che lavora intorno al semplice gesto di tagliare una anonima sedia di legno lungo la sua sezione verticale, rimetterla insieme grazie a due cardini e fotografarla con una donna nuda che si siede nelle diverse configurazioni prodotte dalle due parti ricombinate. Per l'architetto austriaco la sedia è il paradigma dell'oggetto domestico che viene simultaneamente violato nella sua forma sacra e, attraverso i cardini, ridefinito come una macchina ambigua per agire nello spazio (è il corpo che muove la sedia o viceversa?).
L'eloquente aridità del progetto - non a caso scelto per la copertina della rivista - testimonia l'emergere dello spazio domestico come ultimo campo di battaglia dei processi di produzione, consumo e controllo nella cosiddetta società del benessere. La sedia a cerniera diventa l'emblema di un mutamento della concezione stessa della casa: non più la rappresentazione di un rifugio, ma una terapia-shock; non più un “dentro” legato a un uso convenzionale e un significato specifico, quanto piuttosto un "fuori" che interroga sul suo modo di funzionare.
 
In questa luce il progetto smette di essere la soluzione di un problema o la via d’uscita verso un “futuro”, ma diventa una riflessione sul suo significato più profondo, quasi una forma di autocoscienza. Distruggere gli oggetti significa dunque liberarci dalle strutture formali significanti e riacquistare capacità critica nei confronti delle pratiche che ci riguardano come soggetti attivi, come abitanti delle nostre case e progettisti dei nostri stili di vita.
 
Verso una casa non-domestica
 
La mostra si divide in due sezioni. Nella prima sono presentate opere di alcuni tra gli artisti invitati a contribuire al numero della rivista IN sul tema della “distruzione dell’oggetto”: Archizoom, Ugo La Pietra, Ettore Sottsass Jr. e Superstudio. Si tratta di una serie di collage, poster, fotografie e oggetti di arredo realizzati tra il 1968 e il 1974, che indagano la natura delle pratiche dell’abitare in quel passaggio storico di crisi della società occidentale, spostando l’attenzione dalle funzioni e dagli oggetti ai riti e alle attitudini. Dagli arredi di Archizoom come la poltrona Mies per Poltronova, ai poster dedicati ad oggetti e riti simbolici di Ettore Sottsass Jr.; dai collage della serie Il Sistema Disequilibrante di Ugo La Pietra, sino agli oggetti della Serie Misura e agli Istogrammi di architettura del Superstudio, tutte queste opere demoliscono i tradizionali legami sintattici imposti agli oggetti dalle convenzioni sociali, aprendo ad un nuovo campo di possibilità di interpretazione e d’uso. Lo sguardo fotografico di Stefano Graziani, che rilegge proprio gli Istogrammi di architettura, annulla idealmente l’oggettualità vintage della stagione radicale e conclude la prima sezione della mostra aprendo all’interpretazione e dunque al progetto.
 
La seconda sezione propone una serie di progetti didattici della Università di Camerino - Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria” con sede ad Ascoli Piceno. Si tratta di case ispirate ad un carattere che possiamo definire "non domestico". Se la domesticità si riferisce a un sistema specifico di simboli e al suo potere di controllo, questi progetti mettono in discussione le categorie tradizionali attraverso le quali l'abitazione agisce come stabilizzatore sociale. Piuttosto che muovere da un programma funzionale o dall’inserimento in un contesto, i progetti esplorano i rituali dell’abitare smascherandone le ossessioni e i paradossi: dalla rigidità dei modelli tipologici all’accumulo compulsivo di oggetti, dal mito della flessibilità al mantra della domotica, dagli stereotipi familiari all’utopia del “rifugio”.
A questo scopo i progetti interpretano una serie di casi-studio appartenenti all’eredità del tardo modernismo e delle neo-avanguardie: il periodo in cui la società post-fordista si è espansa fino a incorporare l'intero spettro di possibili relazioni tra soggetto-produttore e oggetto-prodotto.
Analizzando e ricombinando materiali e concetti esistenti, ciascun lavoro analizza criticamente il concetto di casa nei suoi meccanismi di produzione e fruizione, come mediazione tra l’abitante e il suo modo di vivere, allargando i confini e tentando, in ultima istanza, di misurare la capacità dell'architettura di immaginare un altro abitare.
 
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The Undomestic House è una ricerca promossa dall’Università di Camerino. Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria” – Ascoli Piceno.
 
Coordinatore
Gabriele Mastrigli
 
Gruppo di ricerca
Giulia Carmenati, Michele Mattioli, Nerina Natoli, Giuseppe Paolucci, Miriam Pistocchi, Giorgia Pelliccioni, Rocco Piccigallo, Anna Ida Pizzuti
 
Laboratorio
Edoardo Angelini, Paola Bakaj, Federico Camillini, Nicolò Capodimonte, Michele Capozzoli, Sebastiano Carella, Giulia Conte, Carlo Conti, Alessia De Carolis, Anthea De Fabritiis, Diego Falcioni, Eleonora Fanini, Selenia Gaetani, Giada Mancini, Emidio Neri, Arianna Toscano, Melike Yildirim.
 
Tesi di laurea
Giulia Carmenati, Giorgia Pelliccioni, Miriam Pistocchi
 
 

 
The Undomestic House
Architettura e Abitare
12 gennaio – 9 marzo 2019
 
Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini
Corso Giuseppe Mazzini, 90, Ascoli Piceno
 
Orari Giovedì e Venerdì: 15:00–18:00
Sabato, Domenica, festivi e prefestivi: 10.00–13.00; 15.00–18.00
Martedì e Mercoledì: apertura su prenotazione
Lunedì: Chiuso (festivi esclusi)
Informazioni e Prenotazioni: 0736/298213 - 333/3276129
 
La mostra è parte del programma di eventi realizzati in occasione del 25° anniversario della fondazione della Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria”, Università di Camerino, con sede ad Ascoli Piceno.

Patrocinio | Contributo
Comune di Ascoli Piceno
Università di Camerino. Scuola di Architettura e Design “Eduardo Vittoria” di Ascoli Piceno

Organizzazione
Musei Civici di Ascoli Piceno
Associazione - Arte Contemporanea Picena
Integra
Il Picchio

Partner
Centro Studi Poltronova
Adriatica Pubblicità
Alma
Contengo

 

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